mercoledì 6 febbraio 2008

Il canile: casa o condanna?




E' opinione comune che i canili siano lager in cui i cani vengono maltrattati, sfruttati e usati come fonte di denaro tramite le sovvenzioni coi comuni che ne sono responsabili.
Per fortuna questo non è un fenomeno regolare, tutt'altro. Moltissimi sono i canili non sovvenzionati, mantenuti esclusivamente da associazioni di volontari che si sobbarcano gli oneri per il mantenimento dei cani che vi sono ospitati. Proprio come Quintomondo, che sopravvive grazie ai proventi derivanti da iniziative come mercatini, cene, feste e donazioni di persone di buon cuore che amano come noi gli animali e vorrebbero non vederli più soffrire.
Questa, per riassumere, la visione che esiste da fuori.
Ma da dentro?
Cosa prova davvero un cane che vive in canile, in un box di pochi metri quadri?
Naturalmente il pensiero immediato è uno solo: soffre.
Tuttavia, ci sono delle sfaccettature che è bene approfondire.

Prendiamo i nostri amici qui sopra: Emma, Lapo e Katy. Dividono un box non molto grande da ormai un paio d'anni. Sono cani di taglia media, sui 20 kg di peso. Sono molto affiatati nel box eppure sono molto diversi tra loro.

Iniziamo da Lapo. Proviene da un altro box, che divideva con una femmina stupenda e dolcissima (Laika) che purtroppo è venuta a mancare spezzando il cuore a tutti noi che la amavamo, e con un maschio dominante (Birillo) che non ha mai accettato del tutto la convivenza con Lapo. Dopo la morte di Laika i due sono venuti ai ferri corti, così sono stati divisi.
Lapo con le persone è buono, gli piacciono le carezze, anche se non è il classico cane allegro e coccolone. Vive in canile da tantissimo tempo, non conosce una realtà diversa.
Il canile è in effetti la sua casa. Certamente noi sappiamo che la vita in famiglia sarebbe per lui una rivelazione, una gioia pura, ma lui non lo sa, non ne ha idea... e al momento il suo box è la sua sicurezza. Trascorre le giornate con le sue compagne, attende le uscite per poter correre su e giù per il settore e aspetta famelico la sua ciotola per mangiare.
Lapo soffre? Se conoscesse il mondo di fuori, come molti cani mollati in canile dopo aver avuto una vita in famiglia, la risposta sarebbe un SI netto e deciso. Ma questo è il suo mondo e noi nelle nostre possibilità, cerchiamo di dargli tutto l'affetto che possiamo.

Prendiamo Emma.
Emma è una cagnetta diffidente, che non si lascia avvicinare né toccare. Ha paura delle persone, chissà quali sono i suoi trascorsi... e approcciarsi a lei è difficile. Nel tempo la paura è dimuita ma non è svanita. Il canile, il suo box... sono la sua sicurezza. Presa a forza e data in adozione a una famiglia sarebbe un trauma indicibile allo stato attuale delle cose, specialmente se il tutto avvenisse senza la supervisione di un educatore che possa aiutare Emma e la sua famiglia a convivere insieme.

Prendiamo Katy.
Come Emma è sempre stata molto timorosa, ma lei nel tempo ha fatto passi da gigante, imparando a fidarsi di noi volontari e interagendo sempre di più, cercando il contatto, le coccole e il gioco. Katy è felicissima di poter correre fuori dal suo box quando viene aperto ed è un cane che un giorno forse potrà essere data in adozione. Consiglieremmo anche per lei l'intervento di un educatore che ne valuti l'integrazione nella nuova famiglia, ma siamo sicuri che non impiegherebbe molto tempo a fidarsi dei suoi padroni e a vivere serenamente.

In conclusione, per Lapo il canile è ormai una vera e propria casa; per Emma è la sicurezza che non ha quando è a contatto con le persone; per Katy è una gabbia da cui guardare curiosa il mondo esterno.
Questo non significa che Lapo ed Emma siano felici in canile, badate bene. Significa solamente che vi sono abituati e l'abitudine nel tempo si tramuta in sicurezza.
Perciò prima di affermare con certezza che un cane "soffre" in canile, bisogna valutare tantissime variabili: le persone che gestiscono il canile (sono amanti dei cani o sfruttatori sovvenzionati?), la struttura (i box sono gabbiette di due metri per due o offrono uno sgambamento di più metri quadrati?), l'indole del cane (è socievole o pauroso?), la convivenza con gli altri cani (sono ben integrati nel box o si odiano?).

Detto questo, è chiaro che nessun cane può dirsi felice chiuso in un box del canile per venti ore al giorno, ma esistono realtà che vanno conosciute a fondo e viste da dentro, dalla psiche del cane, dal suo animo provato dalla crudeltà umana.
Lapo, Emma e Katy attendono da una vita la loro occasione, la possibilità di trovare una famiglia al di fuori di quella che già hanno in canile, ma se non dovesse accadere mai, almeno sapranno che da noi avranno avuto l'amore che qualsiasi cane vorrebbe dal suo padrone, anche quando, timoroso come lo è Emma, non avrà mai il coraggio di chiederlo con un colpo di muso sulla nostra mano.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Carissimi amici visitatori del sito salve, siamo un gruppo di famiglie che hanno formato un Comitato x aiutare la famiglia del piccolo Mattia Salamone(tre anni) che vive a Catania.
Il piccolo e' affetto da un grave danno celebrale e dovranno portarlo in un grande centro riabilitativo della Florida (USA).
Vi voglio ringraziare in anticipo, credo x fede che ognuno di noi fara' qualcosa,ognuno di noi x le piccole o grandi possibilita' che Dio gli dara'.
Aiutiamo Mattia sia con le preghiere,di sostegno x il piccolo e x la famiglia e sia con l'azione.
IL poco di ognuno di noi puo' fare tanto x Mattia: abbiamo un Padre grande e meraviglioso, LUi non aggiunge ...Lui moltiplica!
C'e' piu' gioia nel dare che nel ricevere.....noi vogliamo mettere in pratica la solidarieta': noi vogliamo insieme a voi sconfiggere quel muro dell' indifferenza che si insinua in ognuno di noi che, spinti da un sincero amore fraterno possiamo muoverci uniti x regalare a Mattia un'autonomia maggiore, una vita migliore.

Per ulteriori informazioni : www.ilportaledimattia.com
comitato@ilportaledimattia.com

per donazioni: BANCA DI ROMA S.P.A. C/C 2539632
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INTESTATO A COMITATO AIUTIAMO MATTIA