domenica 24 febbraio 2008
mercoledì 6 febbraio 2008
Il canile: casa o condanna?
E' opinione comune che i canili siano lager in cui i cani vengono maltrattati, sfruttati e usati come fonte di denaro tramite le sovvenzioni coi comuni che ne sono responsabili.
Per fortuna questo non è un fenomeno regolare, tutt'altro. Moltissimi sono i canili non sovvenzionati, mantenuti esclusivamente da associazioni di volontari che si sobbarcano gli oneri per il mantenimento dei cani che vi sono ospitati. Proprio come Quintomondo, che sopravvive grazie ai proventi derivanti da iniziative come mercatini, cene, feste e donazioni di persone di buon cuore che amano come noi gli animali e vorrebbero non vederli più soffrire.
Questa, per riassumere, la visione che esiste da fuori.
Ma da dentro?
Cosa prova davvero un cane che vive in canile, in un box di pochi metri quadri?
Naturalmente il pensiero immediato è uno solo: soffre.
Tuttavia, ci sono delle sfaccettature che è bene approfondire.
Prendiamo i nostri amici qui sopra: Emma, Lapo e Katy. Dividono un box non molto grande da ormai un paio d'anni. Sono cani di taglia media, sui 20 kg di peso. Sono molto affiatati nel box eppure sono molto diversi tra loro.
Iniziamo da Lapo. Proviene da un altro box, che divideva con una femmina stupenda e dolcissima (Laika) che purtroppo è venuta a mancare spezzando il cuore a tutti noi che la amavamo, e con un maschio dominante (Birillo) che non ha mai accettato del tutto la convivenza con Lapo. Dopo la morte di Laika i due sono venuti ai ferri corti, così sono stati divisi.
Lapo con le persone è buono, gli piacciono le carezze, anche se non è il classico cane allegro e coccolone. Vive in canile da tantissimo tempo, non conosce una realtà diversa.
Il canile è in effetti la sua casa. Certamente noi sappiamo che la vita in famiglia sarebbe per lui una rivelazione, una gioia pura, ma lui non lo sa, non ne ha idea... e al momento il suo box è la sua sicurezza. Trascorre le giornate con le sue compagne, attende le uscite per poter correre su e giù per il settore e aspetta famelico la sua ciotola per mangiare.
Lapo soffre? Se conoscesse il mondo di fuori, come molti cani mollati in canile dopo aver avuto una vita in famiglia, la risposta sarebbe un SI netto e deciso. Ma questo è il suo mondo e noi nelle nostre possibilità, cerchiamo di dargli tutto l'affetto che possiamo.
Prendiamo Emma.
Emma è una cagnetta diffidente, che non si lascia avvicinare né toccare. Ha paura delle persone, chissà quali sono i suoi trascorsi... e approcciarsi a lei è difficile. Nel tempo la paura è dimuita ma non è svanita. Il canile, il suo box... sono la sua sicurezza. Presa a forza e data in adozione a una famiglia sarebbe un trauma indicibile allo stato attuale delle cose, specialmente se il tutto avvenisse senza la supervisione di un educatore che possa aiutare Emma e la sua famiglia a convivere insieme.
Prendiamo Katy.
Come Emma è sempre stata molto timorosa, ma lei nel tempo ha fatto passi da gigante, imparando a fidarsi di noi volontari e interagendo sempre di più, cercando il contatto, le coccole e il gioco. Katy è felicissima di poter correre fuori dal suo box quando viene aperto ed è un cane che un giorno forse potrà essere data in adozione. Consiglieremmo anche per lei l'intervento di un educatore che ne valuti l'integrazione nella nuova famiglia, ma siamo sicuri che non impiegherebbe molto tempo a fidarsi dei suoi padroni e a vivere serenamente.
In conclusione, per Lapo il canile è ormai una vera e propria casa; per Emma è la sicurezza che non ha quando è a contatto con le persone; per Katy è una gabbia da cui guardare curiosa il mondo esterno.
Questo non significa che Lapo ed Emma siano felici in canile, badate bene. Significa solamente che vi sono abituati e l'abitudine nel tempo si tramuta in sicurezza.
Perciò prima di affermare con certezza che un cane "soffre" in canile, bisogna valutare tantissime variabili: le persone che gestiscono il canile (sono amanti dei cani o sfruttatori sovvenzionati?), la struttura (i box sono gabbiette di due metri per due o offrono uno sgambamento di più metri quadrati?), l'indole del cane (è socievole o pauroso?), la convivenza con gli altri cani (sono ben integrati nel box o si odiano?).
Detto questo, è chiaro che nessun cane può dirsi felice chiuso in un box del canile per venti ore al giorno, ma esistono realtà che vanno conosciute a fondo e viste da dentro, dalla psiche del cane, dal suo animo provato dalla crudeltà umana.
Lapo, Emma e Katy attendono da una vita la loro occasione, la possibilità di trovare una famiglia al di fuori di quella che già hanno in canile, ma se non dovesse accadere mai, almeno sapranno che da noi avranno avuto l'amore che qualsiasi cane vorrebbe dal suo padrone, anche quando, timoroso come lo è Emma, non avrà mai il coraggio di chiederlo con un colpo di muso sulla nostra mano.
venerdì 4 gennaio 2008
Io e Lola
domenica 16 dicembre 2007
Perché ho adottato Thor, Diana, Dario e Rocky
martedì 11 dicembre 2007
Rosina, un'adozione felice

Ernesto, quando l'epilessia è una condanna
Ernesto è un bellissimo cane derivato dal pastore tedesco, ha un carattere forte e forse questo è la sua salvezza. E' infatti soggetto a frequenti crisi epilettiche per le quali segue da tempo una terapia che purtroppo però, forse anche a causa del fatto che viene somministrata in canile in tempi non sempre perfettamente sincronizzati, a volte non ha effetto.
Trovargli una casa è naturalmente un'impresa disperata, Ernesto non è un cane facile e ne siamo consapevoli. Il suo dovrebbe essere un rapporto esclusivo con un padrone consapevole della responsabilità che si troverebbe a dover affrontare nell'accudire questo cane.
Tuttavia, la speranza è per noi ciò che rende il nostro lavoro in canile più leggero di quanto altrimenti non sarebbe.
Guardate questo video, fissate il suo sguardo, i suoi occhi. Non chiedono altro che un posto per lui, nel mondo.
Sfortunatamente l'epilessia è una malattia instabile, le cui cause possono essere molteplici e non tutte ancora accertate. Quel che è certo è che il sistema nervoso centrale subisce una sorta di sovraccarico per cui le cellule neuronali lavorano più del dovuto producendo le scariche epilettiche che danno origini alle crisi, che possono manifestarsi con problemi di tipo psicomotorio (comportamenti compulsivi come girare su se stessi o mordersi la coda), oppure con evidenti momenti di "assenza" dell'animale (fissa il vuoto senza motivo o come se vedesse qualcosa), con vere e proprie sindromi convulsive (la perdita del controllo del proprio corpo, che diviene rigido e scosso da fremiti incontrollati).
Al momento esistono molti farmaci la cui funzione è quella di calmare il soggetto (generalmente barbiturici, ma anche benzodiazepinici e bromuro), limitando gli attacchi epilettici e riuscendo in taluni casi a bloccarli. Tuttavia non si tratta di vere e proprie cure poiché nei casi più gravi possono non essere sufficienti e per questo si può ricorrere a politerapie che associano più medicinali insieme. Se da una parte l'effetto di queste mescolanze è quello di fermare l'epilessia, dall'altro molto spesso l'animale resta intontito per molto tempo, perdendo la propria naturale lucidità.
Una via alternativa può essere associare l'omeopatia alla medicina tradizionale con lo scopo, nel caso di buona riuscita della terapia, di abbandonare a poco a poco il prodotto sedativo per lasciare posto alla sola somministrazione omeopatica. Attualmente non sono molti i medici veterinari che utilizzano l'omeopatia e per questo è necessario rivolgersi a uno specialista che possa associare il giusto farmaco sulla base della gravità dell'epilessia del cane.
Monica P. una nostra volontaria particolarmente legata ad Ernesto, dice di lui:
"Ernesto ha forte nel suo DNA la presenza del lupo. E' un cane molto indipendente e sono sicura che avrebbe preferito la solitudine e il silenzio all'abbaiare di un canile. E' uno splendido esemplare e se fosse stato libero in natura, lo immagino in mezzo a boschi ad annusare le tracce di qualche animale. Sembra sentire ben chiare la sua individualità e la sua fierezza.
E' bello camminare accanto a lui lasciandogli il suo spazio. Purtroppo soffre di crisi epilettiche e quando si verificano sotto i nostri occhi, anche quando ormai sono passate è sempre un dispiacere enorme lasciarlo da solo per tornare a casa. Quando ha le crisi, tutta la sua forza sembra uscire dal suo corpo in maniera violenta e incontrollata. Lui non decide più e viene sopraffatto, per una decina di secondi, da una scarica nervosa. Quando questa si blocca, lui ci guarda, come a chiedere a qualcuno di spiegargli cosa succede e impaurito, di non lasciarlo solo, quando si ripresenterà.
Le scariche nervose nel suo caso, a volte si verificano anche dieci volte in una giornata e tra l'una e l'altra Ernesto non riesce a restare tranquillo, il suo corpo cerca di sfuggire loro camminando freneticamente. Un cane così forte d'improvviso scatena una tenerezza unica e vorremmo solo abbracciarlo.
L'epilessia è una malattia strana, che mette il cane in situazioni di pericolo tali che possono diventare mortali, come ad esempio causare un trauma da caduta e debilitare il suo stato psico-fisico, facendogli perdere l'appetito. Nei casi più violenti inoltre, le crisi possono provocare degli scompensi cardiaci che potrebbero causare il decesso del cane. Fortunatamente, per quanto riguarda Ernesto, tra un episodio epilettico e l'altro, a volte passano anche un paio di mesi e questo gli permette una vita quasi normale, come quella di qualunque altro animale."
sabato 8 dicembre 2007
Frammenti
(Nel video: BARONE, MELLY E MARTA)
Oggi durante il turno in canile, c'era nell'aria qualcosa di diverso. Forse era soltanto la pioggia che batteva sui tetti dei box, o forse i residui di tristezza e angoscia degli ultimi giorni, giorni terribili, da dimenticare, nei quali abbiamo perso degli amici nel giro di pochissimo tempo. Troppe morti, tutte insieme, dovute a tumori, reni a pezzi, problemi neurologici incolmabili... malattie dalle quali non era possibile salvarsi, e di fronte alle quali questi cani non ce l'hanno fatta.
Felix, Ercole, Moikan, Lilla, Pepe.
In particolare, oggi pensavo a Pepe, non perché avessi un legame maggiore con lui rispetto agli altri (o meglio, non solo per quello), ma perché ho pensato "è così che sarà sempre". I nostri cani a poco a poco se ne andranno tutti, voleranno sul ponte dell'arcobaleno uno dopo l'altro, mentre noi continueremo a soffrire cane dopo cane, la loro perdita.
(Nel video: GIACINTA e CLEMENTINA)
Lottiamo per farli vivere meglio, per dar loro un'esistenza dignitosa e una speranza, ma di fronte a tutte queste morti viene da chiedersi "perché?".
In questi stessi giorni però sono stati adottati Maria, Rocky ed Arwen. Un destino così diverso per loro, rispetto a quelli che non ce l'hanno fatta. E' come camminare tutti insieme su un sentiero le cui diramazioni possono portare alla morte o alla vita. E noi siamo i pastori di questi cani, li conduciamo attraverso questo sentiero fatto di giorni interminabili in canile, di turni estenuanti, di freddo, di caldo, di zecche da estirpare, di fango da spalare dalle fogne... e tutto per loro, perché stiano al meglio di quanto noi possiamo offrirgli.
Ed è strano, pensare che lo stesso giorno in cui un cane ha trovato una casa e una famiglia, un altro si è addormentato per l'ultima volta.
Ricordo Buffy e Willow, due simpaticissime ed inseparabili spinoncine, madre e figlia, che hanno diviso un box per una vita intera senza mai trovare il calore di una casa... e alla fine, mentre Willow si è spenta, tristemente, Buffy è stata adottata dopo pochi giorni, vivendo una vita serena anche se per poco tempo, poiché il destino aveva in serbo anche per lei un volo di sola andata per il ponte. Anche quella volta... ho pensato che non era giusto che quelle due cagnette avessero avuto un destino così diverso dopo una vita passata insieme. L'idea che alla fine si fossero ricongiunte ha alleviato solo in parte il dolore per la loro perdita.
(Nel video: GUIDO E BULLA, ROCCO E PESTE)
Ed è così che mi trovo a scrivere questo articolo senza saper esattamente dove andare a parare. Cerco di comunicare un'emozione, più che un pensiero. La paura che altri amici se ne andranno, presto o tardi, amici che non se lo meritano, che dovrebbero invece trascorrere il resto della loro vita in una casa, davanti al camino acceso come Maria, o su un bel materasso soffice come Rocky, e non all'addiaccio d'inverno e al caldo torrido d'estate.
Vorrei che tutti i nostri cani potessero condividere lo stesso felice destino: un'adozione per sempre. Ma so che soltanto pochi fortunati godranno di questo privilegio, mentre gli altri resteranno nei loro box fino alla fine. Per tutti loro, saremo noi volontari ad avere il privilegio e l'onore di amarli per tutto il tempo che passeremo in loro compagnia, nel mezzo di turni più o meno difficili, giocando con loro, trasmettendogli il nostro calore nell'attimo di una carezza e sussurrando con gli occhi lucidi per lo sforzo di non piangere, "Sei tu, il più bel cane del canile!!!"
(Nel video: MATILDE E TITTI, ARWEN - oggi, giorno dell'adozione - BIONDO)
domenica 25 novembre 2007
PRIMO CONCORSO DI FOTOGRAFIA "AMICI DEL FORUM"
Il concorso avrà per oggetto gli animali e in particolare le fotografie dovranno rispettare il tema "Simpatici animali". Questo significa che conterà, ai fini della selezione, il lato "umoristico" delle pose in cui saranno ritratti gli animali.
Fotografie che ritraggano animali in una condizione "forzata" saranno immediatamente squalificate. Le pose devono essere naturali, poiché la simpatia dei nostri amici molto spesso è spontanea.
Il bando ha scadenza il 31.12.2007 e tra tutte le foto ricevute verranno selezionate (da una giuria preselezionata) le tre giudicate migliori. Dopodiché il giudizio passerà a voi: verrà creato un apposito sondaggio sul FORUM della durata di trenta giorni, durante i quali sarete VOI a decidere quale foto verrà giudicata meritevole del premio.
Il vincitore si aggiudicherà il CALENDARIO 2008 DI QUINTOMONDO e una MAGLIETTA DI QUINTOMONDO (misura e tipo secondo disponibilità di magazzino). La foto vincitrice verrà altresì PUBBLICATA SUL BLOG DI QUINTOMONDO.
Ogni partecipante potrà inviare fino a tre fotografie, che dovranno essere indirizzate via posta elettronica a:
danielepicciuti-quintomondo@yahoo.it
oppure a:
qmvolontari@gmail.com
Le dimensioni delle foto inviate non dovranno essere superiori a 1 Mb. Per ogni foto andranno precisati il nome dell'autore e il titolo.
La partecipazione è naturalmente gratuita!!!
sabato 17 novembre 2007
La leggenda del Ponte dell'Arcobaleno
(Autore ignoto)
Spero che Saccottino (nella foto) e tutti i nostri amici che nel tempo ci hanno lasciato possano essere davvero in quel meraviglioso prato...
