mercoledì 6 febbraio 2008

Il canile: casa o condanna?




E' opinione comune che i canili siano lager in cui i cani vengono maltrattati, sfruttati e usati come fonte di denaro tramite le sovvenzioni coi comuni che ne sono responsabili.
Per fortuna questo non è un fenomeno regolare, tutt'altro. Moltissimi sono i canili non sovvenzionati, mantenuti esclusivamente da associazioni di volontari che si sobbarcano gli oneri per il mantenimento dei cani che vi sono ospitati. Proprio come Quintomondo, che sopravvive grazie ai proventi derivanti da iniziative come mercatini, cene, feste e donazioni di persone di buon cuore che amano come noi gli animali e vorrebbero non vederli più soffrire.
Questa, per riassumere, la visione che esiste da fuori.
Ma da dentro?
Cosa prova davvero un cane che vive in canile, in un box di pochi metri quadri?
Naturalmente il pensiero immediato è uno solo: soffre.
Tuttavia, ci sono delle sfaccettature che è bene approfondire.

Prendiamo i nostri amici qui sopra: Emma, Lapo e Katy. Dividono un box non molto grande da ormai un paio d'anni. Sono cani di taglia media, sui 20 kg di peso. Sono molto affiatati nel box eppure sono molto diversi tra loro.

Iniziamo da Lapo. Proviene da un altro box, che divideva con una femmina stupenda e dolcissima (Laika) che purtroppo è venuta a mancare spezzando il cuore a tutti noi che la amavamo, e con un maschio dominante (Birillo) che non ha mai accettato del tutto la convivenza con Lapo. Dopo la morte di Laika i due sono venuti ai ferri corti, così sono stati divisi.
Lapo con le persone è buono, gli piacciono le carezze, anche se non è il classico cane allegro e coccolone. Vive in canile da tantissimo tempo, non conosce una realtà diversa.
Il canile è in effetti la sua casa. Certamente noi sappiamo che la vita in famiglia sarebbe per lui una rivelazione, una gioia pura, ma lui non lo sa, non ne ha idea... e al momento il suo box è la sua sicurezza. Trascorre le giornate con le sue compagne, attende le uscite per poter correre su e giù per il settore e aspetta famelico la sua ciotola per mangiare.
Lapo soffre? Se conoscesse il mondo di fuori, come molti cani mollati in canile dopo aver avuto una vita in famiglia, la risposta sarebbe un SI netto e deciso. Ma questo è il suo mondo e noi nelle nostre possibilità, cerchiamo di dargli tutto l'affetto che possiamo.

Prendiamo Emma.
Emma è una cagnetta diffidente, che non si lascia avvicinare né toccare. Ha paura delle persone, chissà quali sono i suoi trascorsi... e approcciarsi a lei è difficile. Nel tempo la paura è dimuita ma non è svanita. Il canile, il suo box... sono la sua sicurezza. Presa a forza e data in adozione a una famiglia sarebbe un trauma indicibile allo stato attuale delle cose, specialmente se il tutto avvenisse senza la supervisione di un educatore che possa aiutare Emma e la sua famiglia a convivere insieme.

Prendiamo Katy.
Come Emma è sempre stata molto timorosa, ma lei nel tempo ha fatto passi da gigante, imparando a fidarsi di noi volontari e interagendo sempre di più, cercando il contatto, le coccole e il gioco. Katy è felicissima di poter correre fuori dal suo box quando viene aperto ed è un cane che un giorno forse potrà essere data in adozione. Consiglieremmo anche per lei l'intervento di un educatore che ne valuti l'integrazione nella nuova famiglia, ma siamo sicuri che non impiegherebbe molto tempo a fidarsi dei suoi padroni e a vivere serenamente.

In conclusione, per Lapo il canile è ormai una vera e propria casa; per Emma è la sicurezza che non ha quando è a contatto con le persone; per Katy è una gabbia da cui guardare curiosa il mondo esterno.
Questo non significa che Lapo ed Emma siano felici in canile, badate bene. Significa solamente che vi sono abituati e l'abitudine nel tempo si tramuta in sicurezza.
Perciò prima di affermare con certezza che un cane "soffre" in canile, bisogna valutare tantissime variabili: le persone che gestiscono il canile (sono amanti dei cani o sfruttatori sovvenzionati?), la struttura (i box sono gabbiette di due metri per due o offrono uno sgambamento di più metri quadrati?), l'indole del cane (è socievole o pauroso?), la convivenza con gli altri cani (sono ben integrati nel box o si odiano?).

Detto questo, è chiaro che nessun cane può dirsi felice chiuso in un box del canile per venti ore al giorno, ma esistono realtà che vanno conosciute a fondo e viste da dentro, dalla psiche del cane, dal suo animo provato dalla crudeltà umana.
Lapo, Emma e Katy attendono da una vita la loro occasione, la possibilità di trovare una famiglia al di fuori di quella che già hanno in canile, ma se non dovesse accadere mai, almeno sapranno che da noi avranno avuto l'amore che qualsiasi cane vorrebbe dal suo padrone, anche quando, timoroso come lo è Emma, non avrà mai il coraggio di chiederlo con un colpo di muso sulla nostra mano.

venerdì 4 gennaio 2008

Io e Lola


Vivo a Roma da ormai sei anni, lontana dalla mia famiglia, che si trova in Puglia. Mi sono trasferita qui dopo la laurea alla ricerca di qualcosa di nuovo, con la speranza nel cuore e con la fiducia che la strada che avrei percorso sarebbe stata sicuramente piu' stimolante di quella già percorsa.

Ma le cose non sono state così semplici come sembravano: la ricerca di una casa e di un lavoro che mi permettessero di vivere serenamente, la metropoli così grande ai miei occhi, la mancanza di amicizie sul posto... tutto si è rivelato più difficile del previsto. Neanche il passare del tempo ha fatto sì che le cose cambiassero: l'affitto troppo alto in case squallide con vicine delle persone che non ti dicevano neanche buongiorno, fare due lavori insieme per poter "campare", la lontananza dei miei... non ho passato momenti facili. Neanche l'aver conosciuto il mio attuale fidanzato mi ha aiutato in quei giorni, nonostante la sua infinita pazienza e il suo amore.

Sentivo, avvertivo ogni giorno che tutto questo era sbagliato...ma non riuscivo ad abbandonare tutto per tornare indietro. Per me sarebbe stata una sconfitta personale, dover rinunciare ad un sogno, che per me era quello di vivere a Roma, per il quale tanto avevo lottato! Sentivo che nella mia vita mi mancava qualcosa, avevo un gran vuoto...

Da tempo mi ronzava in testa l'idea di adottare un cane. Vengo da una famiglia che adora gli animali e li ha sempre avuti con sé, ma adesso era diverso. Mi sentivo pronta per prendermi delle responsabilità.

Ovviamente la mia idea non è stata condivisa immediatamente dalle persone che avevo intorno; le cose che mi ripetevano in continuazione erano: "come fai con il lavoro? E se la padrona di casa non vuole? E quando viaggi come fai?" Problematiche realmente comprensibili e valide da parte di chi si preoccupava per me (come la mia famiglia e il mio ragazzo) ma spesso venivano anche da chi non aveva mai mostrato interesse per me, ottenendo il solo effetto di mettermi addosso nuove e pesanti preoccupazioni.

Ma chi mi conosce bene sa anche che la mia testardaggine è terribile! Se decido che così deve essere... così sarà!

Inizio a navigare su internet alla ricerca dei canili presenti su Roma... le foto dei cani che trovo sono bellissime e le loro storie mi colpiscono al cuore. Così un pomeriggio, precisamente il 24 agosto del 2006, parto con il mio ragazzo per il canile della Muratella. C'è una signora con uno scatolone con dentro 7 cuccioli bianchi e neri, tutti maschi. Mi avvicino per vederli e sono tutti bellissimi, ma dopo un po' arriva la figlia con in braccio le femminuccie di quella stessa cucciolata... sono anche loro stupende... ma poi ne vedo una in particolare, tutta nera...Era lei, Lola.

E' stata il mio "amore a prima vista" e da quel momento ha iniziato a far parte della nostra vita. Non so descrivere a parole cosa è cambiato nella mia vita da quando c'è lei a riempire le mie giornate. Lei che aspetta impaziente il mio ritorno a casa, lei che appena mi vede, mi salta addosso per farmi le feste e non le importa se sono felice, triste o arrabbiata... lei c'è, sempre! E così io per lei, nonostante le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare, come la ricerca di una casa dopo lo sfratto dell'altra o gli amici e la gente che non capiscono e non vedono tutte le rinunce che abbiamo fatto perchè ormai c'è lei a cui badare!

Non esagero dicendo che è come una figlia per noi due. Una figlia piccola che fa le marachelle ma che con le orecchie basse e il muoversi felpato si avvicina a te per farsi perdonare. Quante coperte rotte! Quante ciabatte mangiucchiate! Quante pipì raccolte! Ma quante gioia ci dona ogni giorno! Ringrazio il Signore per il dono che mi ha fatto!

La mia piccola famiglia è composta ad oggi da soli tre elementi, due umani e una figlioccia a quattro zampe, ma la mia speranza è che un giorno possa allargarsi, perchè la gioia che tutto questo puo' dare è davvero grande!

domenica 16 dicembre 2007

Perché ho adottato Thor, Diana, Dario e Rocky

Nel 1995 io e mio fratello rimanemmo soli, tutti erano andati via.
Rimasti soli in una casa di 240 mq, si sentiva la solitudine e fu allora che pensai di adottare un cane di grande taglia perché facesse la guardia all'appartamento quando non c'eravamo; pensai subito ad un'adozione in canile, ma la decisione fu molto pensata e con l'arrivo del nuovo anno (1996) i miei nipoti mi anticiparono portandomi Thor.

Passarono gli anni, Thor era fantastico, finché mi capitò una cuccioletta la cui padrona non sapeva come togliersi dalle scatole lei e il marito da cui si stava separando: era la vigilia dello "sfratto" di lui e dei genitori di questa cucciola... ma lei era di troppo. Decisi di prenderla, sopratutto pensando che sarebbe finita nelle mani della solita famiglia con 2 figli piccoli, sapete tutti come vanno le cose: una volta cresciuta, un calcio nel sedere e finisce in autostrada perché impiccia per le vacanze.
Così Diana si unì alla famiglia!
Una sua caratteristica che scoprii in seguito fu il suo caratterino non proprio tranquillo. Purtroppo a fine gennaio del 2005 perdemmo il nostro Thor e nonostante la presenza di Diana - per la quale stravediamo da sempre, anche se a parte noi cinque eletti, "il resto dell'umanità non è ammessa alla sua presenza" - il colpo fu micidiale anche perché il male lo uccise in soli 3 giorni!
Così passarono i mesi e di colpo a Luglio mi venne la "fregola" di dare un compagno a Diana.
Mio fratello seppe che un suo caro collega aveva la moglie volontaria in un canile e venimmo a sapere che l'associazione aveva un sito web. La sera di venerdì 15 luglio 2005 mi collegai al sito http://www.nuovacuccia.org/ ed entrai nella rubrica "i nostri amici". Subito i miei occhi corsero in alto a sinistra e scorrendo sulla fila di foto dei cagnoni vidi la foto di Dario. Fu un colpo di fulmine! Decisi che era lui. Aprii la scheda e lessi che aveva 13 anni. Pensai subito che l'età avanzata e la vita in canile erano un'ottima ragione per portarlo a casa. Alle 9.30 del 16 partii da casa e raggiunsi il rifugio verso le 10.30. I volontari di turno mi mostrarono Dario e l'intesa scattò immediatamente. Non avendo il guinzaglio con me ritornai a casa, ma tornai con mio fratello dopo pranzo e verso le 2.30 circa, Dario era già in viaggio con noi per la sua nuova casa.

Nei due anni che ha passato con noi, ha lasciato dei ricordi meravigliosi e indelebili e anche un vuoto, come del resto tutti gli altri che l'hanno preceduto.
Darione si è spento il 19 novembre 2007. Tutti accusiamo il colpo, Diana è inebetita per diversi giorni, la sua condizione mi induce a prendere subito in considerazione una nuova adozione.
I giorni passano e le notizie dal canile sono pessime, la situazione meteo è brutta, alcuni cani che avevo individuato per l'adozione muoiono a seguito di tumori o altre malattie evolutesi all'improvviso. Decido immediatamente e domenica 2 dicembre mi reco al rifugio.
Questa volta voglio che sia uno di loro a scegliere. Mentre passo davanti ai box, alcuni mi ignorano, altri fanno cose che non andrebbero bene con Diana, tipo "mangiare la pappa degli altri". Entro in un recito, aprono un box ed esce Rocky, che immediatamente viene da me e si siede con l'aria di chi voglia subito le coccole.
Gli metto il guinzaglio. E' fatta.
Ora è sparapanzato sul suo materasso felice e contento.

La sola spiegazione del perché ho scelto di adottare cani in canile è che... non la so!!!!

martedì 11 dicembre 2007

Rosina, un'adozione felice



Questa è la testimonianza di un esperimento che si è rivelato una grande gioia. Da circa tre anni abbiamo con noi Ben Hur, uno splendido Springer Spaniel che ci è stato donato "con un piccolo difetto alla vista". In realtà Ben Hur, nonostante sia giovane, è praticamente cieco. Nonostante questo vive con noi, felice e viziatissimo, con l'unica grande ansia di restare solo e di aver a che fare con altri cani che "sente" ma non riescea vedere.

Abbiamo pensato allora, consigliati dagli amici volontari del Canile di Montelibretti, di affiancargli una femmina, adulta e di buon carattere, che lo abituasse, con dolcezza, alla presenza di altri cani.

Siamo stati al canile e abbiamo incontrato Lei !

Lei è Rosina, dolcissima maremmana di circa sei anni che ha deciso che le piacevamo e ci è saltata addosso scodinzolando.

Da allora vive con noi riempiendoci ogni giorno di amore e simpatia.

Ben Hur ha rapidamente accettato la sua presenza e oggi non sente più le nostre brevi assenze come un problema. Oltretutto poiché Rosina non è cresciuta con noi, non è viziata, non si avvicina al tavolo a chiedere bocconi, e da subito ha imparato a non sporcare nei pressi di casa. Insomma, ci stiamo proprio pensando ….. forse abbiamo spazio per un altro dolcissimo ospite da liberare da un canile !


Rosanna & Leonardo

Ernesto, quando l'epilessia è una condanna

Ernesto è un bellissimo cane derivato dal pastore tedesco, ha un carattere forte e forse questo è la sua salvezza. E' infatti soggetto a frequenti crisi epilettiche per le quali segue da tempo una terapia che purtroppo però, forse anche a causa del fatto che viene somministrata in canile in tempi non sempre perfettamente sincronizzati, a volte non ha effetto.

Trovargli una casa è naturalmente un'impresa disperata, Ernesto non è un cane facile e ne siamo consapevoli. Il suo dovrebbe essere un rapporto esclusivo con un padrone consapevole della responsabilità che si troverebbe a dover affrontare nell'accudire questo cane.

Tuttavia, la speranza è per noi ciò che rende il nostro lavoro in canile più leggero di quanto altrimenti non sarebbe.

Guardate questo video, fissate il suo sguardo, i suoi occhi. Non chiedono altro che un posto per lui, nel mondo.


Sfortunatamente l'epilessia è una malattia instabile, le cui cause possono essere molteplici e non tutte ancora accertate. Quel che è certo è che il sistema nervoso centrale subisce una sorta di sovraccarico per cui le cellule neuronali lavorano più del dovuto producendo le scariche epilettiche che danno origini alle crisi, che possono manifestarsi con problemi di tipo psicomotorio (comportamenti compulsivi come girare su se stessi o mordersi la coda), oppure con evidenti momenti di "assenza" dell'animale (fissa il vuoto senza motivo o come se vedesse qualcosa), con vere e proprie sindromi convulsive (la perdita del controllo del proprio corpo, che diviene rigido e scosso da fremiti incontrollati).

Al momento esistono molti farmaci la cui funzione è quella di calmare il soggetto (generalmente barbiturici, ma anche benzodiazepinici e bromuro), limitando gli attacchi epilettici e riuscendo in taluni casi a bloccarli. Tuttavia non si tratta di vere e proprie cure poiché nei casi più gravi possono non essere sufficienti e per questo si può ricorrere a politerapie che associano più medicinali insieme. Se da una parte l'effetto di queste mescolanze è quello di fermare l'epilessia, dall'altro molto spesso l'animale resta intontito per molto tempo, perdendo la propria naturale lucidità.

Una via alternativa può essere associare l'omeopatia alla medicina tradizionale con lo scopo, nel caso di buona riuscita della terapia, di abbandonare a poco a poco il prodotto sedativo per lasciare posto alla sola somministrazione omeopatica. Attualmente non sono molti i medici veterinari che utilizzano l'omeopatia e per questo è necessario rivolgersi a uno specialista che possa associare il giusto farmaco sulla base della gravità dell'epilessia del cane.

Monica P. una nostra volontaria particolarmente legata ad Ernesto, dice di lui:

"Ernesto ha forte nel suo DNA la presenza del lupo. E' un cane molto indipendente e sono sicura che avrebbe preferito la solitudine e il silenzio all'abbaiare di un canile. E' uno splendido esemplare e se fosse stato libero in natura, lo immagino in mezzo a boschi ad annusare le tracce di qualche animale. Sembra sentire ben chiare la sua individualità e la sua fierezza.

E' bello camminare accanto a lui lasciandogli il suo spazio. Purtroppo soffre di crisi epilettiche e quando si verificano sotto i nostri occhi, anche quando ormai sono passate è sempre un dispiacere enorme lasciarlo da solo per tornare a casa. Quando ha le crisi, tutta la sua forza sembra uscire dal suo corpo in maniera violenta e incontrollata. Lui non decide più e viene sopraffatto, per una decina di secondi, da una scarica nervosa. Quando questa si blocca, lui ci guarda, come a chiedere a qualcuno di spiegargli cosa succede e impaurito, di non lasciarlo solo, quando si ripresenterà.

Le scariche nervose nel suo caso, a volte si verificano anche dieci volte in una giornata e tra l'una e l'altra Ernesto non riesce a restare tranquillo, il suo corpo cerca di sfuggire loro camminando freneticamente. Un cane così forte d'improvviso scatena una tenerezza unica e vorremmo solo abbracciarlo.

L'epilessia è una malattia strana, che mette il cane in situazioni di pericolo tali che possono diventare mortali, come ad esempio causare un trauma da caduta e debilitare il suo stato psico-fisico, facendogli perdere l'appetito. Nei casi più violenti inoltre, le crisi possono provocare degli scompensi cardiaci che potrebbero causare il decesso del cane. Fortunatamente, per quanto riguarda Ernesto, tra un episodio epilettico e l'altro, a volte passano anche un paio di mesi e questo gli permette una vita quasi normale, come quella di qualunque altro animale."


sabato 8 dicembre 2007

Frammenti

(Nel video: BARONE, MELLY E MARTA)

Oggi durante il turno in canile, c'era nell'aria qualcosa di diverso. Forse era soltanto la pioggia che batteva sui tetti dei box, o forse i residui di tristezza e angoscia degli ultimi giorni, giorni terribili, da dimenticare, nei quali abbiamo perso degli amici nel giro di pochissimo tempo. Troppe morti, tutte insieme, dovute a tumori, reni a pezzi, problemi neurologici incolmabili... malattie dalle quali non era possibile salvarsi, e di fronte alle quali questi cani non ce l'hanno fatta.

Felix, Ercole, Moikan, Lilla, Pepe.

In particolare, oggi pensavo a Pepe, non perché avessi un legame maggiore con lui rispetto agli altri (o meglio, non solo per quello), ma perché ho pensato "è così che sarà sempre". I nostri cani a poco a poco se ne andranno tutti, voleranno sul ponte dell'arcobaleno uno dopo l'altro, mentre noi continueremo a soffrire cane dopo cane, la loro perdita.

(Nel video: GIACINTA e CLEMENTINA)

Lottiamo per farli vivere meglio, per dar loro un'esistenza dignitosa e una speranza, ma di fronte a tutte queste morti viene da chiedersi "perché?".

In questi stessi giorni però sono stati adottati Maria, Rocky ed Arwen. Un destino così diverso per loro, rispetto a quelli che non ce l'hanno fatta. E' come camminare tutti insieme su un sentiero le cui diramazioni possono portare alla morte o alla vita. E noi siamo i pastori di questi cani, li conduciamo attraverso questo sentiero fatto di giorni interminabili in canile, di turni estenuanti, di freddo, di caldo, di zecche da estirpare, di fango da spalare dalle fogne... e tutto per loro, perché stiano al meglio di quanto noi possiamo offrirgli.

Ed è strano, pensare che lo stesso giorno in cui un cane ha trovato una casa e una famiglia, un altro si è addormentato per l'ultima volta.

Ricordo Buffy e Willow, due simpaticissime ed inseparabili spinoncine, madre e figlia, che hanno diviso un box per una vita intera senza mai trovare il calore di una casa... e alla fine, mentre Willow si è spenta, tristemente, Buffy è stata adottata dopo pochi giorni, vivendo una vita serena anche se per poco tempo, poiché il destino aveva in serbo anche per lei un volo di sola andata per il ponte. Anche quella volta... ho pensato che non era giusto che quelle due cagnette avessero avuto un destino così diverso dopo una vita passata insieme. L'idea che alla fine si fossero ricongiunte ha alleviato solo in parte il dolore per la loro perdita.

(Nel video: GUIDO E BULLA, ROCCO E PESTE)

Ed è così che mi trovo a scrivere questo articolo senza saper esattamente dove andare a parare. Cerco di comunicare un'emozione, più che un pensiero. La paura che altri amici se ne andranno, presto o tardi, amici che non se lo meritano, che dovrebbero invece trascorrere il resto della loro vita in una casa, davanti al camino acceso come Maria, o su un bel materasso soffice come Rocky, e non all'addiaccio d'inverno e al caldo torrido d'estate.

Vorrei che tutti i nostri cani potessero condividere lo stesso felice destino: un'adozione per sempre. Ma so che soltanto pochi fortunati godranno di questo privilegio, mentre gli altri resteranno nei loro box fino alla fine. Per tutti loro, saremo noi volontari ad avere il privilegio e l'onore di amarli per tutto il tempo che passeremo in loro compagnia, nel mezzo di turni più o meno difficili, giocando con loro, trasmettendogli il nostro calore nell'attimo di una carezza e sussurrando con gli occhi lucidi per lo sforzo di non piangere, "Sei tu, il più bel cane del canile!!!"

(Nel video: MATILDE E TITTI, ARWEN - oggi, giorno dell'adozione - BIONDO)

domenica 25 novembre 2007

PRIMO CONCORSO DI FOTOGRAFIA "AMICI DEL FORUM"


E' indetto il primo concorso di fotografia "Amici del forum" a cui possono partecipare tutti coloro che risultano iscritti al Forum di Quintomondo (www.quintomondo.forumfree.net) o che - in caso siano provenienti da altri forum del circuito forumfree - abbiano partecipato ad almeno una discussione.
Il concorso avrà per oggetto gli animali e in particolare le fotografie dovranno rispettare il tema "Simpatici animali". Questo significa che conterà, ai fini della selezione, il lato "umoristico" delle pose in cui saranno ritratti gli animali.
Fotografie che ritraggano animali in una condizione "forzata" saranno immediatamente squalificate. Le pose devono essere naturali, poiché la simpatia dei nostri amici molto spesso è spontanea.
Il bando ha scadenza il 31.12.2007 e tra tutte le foto ricevute verranno selezionate (da una giuria preselezionata) le tre giudicate migliori. Dopodiché il giudizio passerà a voi: verrà creato un apposito sondaggio sul FORUM della durata di trenta giorni, durante i quali sarete VOI a decidere quale foto verrà giudicata meritevole del premio.
Il vincitore si aggiudicherà il CALENDARIO 2008 DI QUINTOMONDO e una MAGLIETTA DI QUINTOMONDO (misura e tipo secondo disponibilità di magazzino). La foto vincitrice verrà altresì PUBBLICATA SUL BLOG DI QUINTOMONDO.
Ogni partecipante potrà inviare fino a tre fotografie, che dovranno essere indirizzate via posta elettronica a:

danielepicciuti-quintomondo@yahoo.it
oppure a:
qmvolontari@gmail.com

Le dimensioni delle foto inviate non dovranno essere superiori a 1 Mb. Per ogni foto andranno precisati il nome dell'autore e il titolo.

La partecipazione è naturalmente gratuita!!!

sabato 17 novembre 2007

La leggenda del Ponte dell'Arcobaleno


Questa del Ponte Dell'Arcobaleno e' un antica leggenda che si tramanda dalle tribu' degli Indiani d'America ed e' dedicata a tutte le persone che soffrono per la morte di un loro caro amico e a tutti gli animali che sulla terra hanno amato gli uomini. E' una favola bellissima e piena di tenerezza che ci fa sperare non solo che ci sia una vita al dila' di quella che stiamo vivendo ora, ma soprattutto che ci sia una vita piu' serena e feliceda condividere ancora con i nostri amici. La speranza quindi di riabbracciarli un giorno perpercorrere con loro il cammino verso l'eterna felicita'.

Proprio alle soglie del Paradiso esiste un luogo chiamato il Ponte dell’Arcobaleno. Quando muore un animale che ci è stato particolarmente vicino sulla terra, quella creatura va al Ponte dell’Arcobaleno.
Ci sono prati e colline perché tutti i nostri amici speciali possano correre e giocare insieme. C’è abbondanza di cibo, acqua e tanto sole, e i nostri amici non hanno freddo e stanno bene assieme. Tutti gli animali che erano stati ammalati e vecchi sono restituiti alla salute e al vigore; quelli che erano stati feriti e mutilati sono nuovamente resi sani e forti, proprio come li ricordiamo nei nostri sogni di un tempo.Gli animali sono felici, eccetto che per una piccola cosa: ognuno di loro sente la mancanza di una persona speciale, che ha dovuto essere lasciata indietro. Tutti corrono e giocano assieme, ma viene il giorno in cui uno di loro improvvisamente si ferma e guarda lontano. I suoi occhi brillanti fissano intenti; il suo corpo è preso da un tremito. D’improvviso egli inizia a correre staccandosi dal gruppo, quasi volando sopra l’erba verde, le sue zampe lo portano a correre sempre più veloce. Tu sei stato scorto e quando tu e il tuo amico speciale alla fine vi ricongiungete, vi stringete l’un l’altro in un abbraccio di gioia, per non lasciarvi più. Baci di felicità piovono sul tuo viso; le tue mani accarezzano di nuovo il capo del tuo amico tanto amato e ancora una volta guardi nei suoi occhi fiduciosi, che tanto tempo fa erano spariti dalla tua vita, ma mai dal tuo cuore. Poi, insieme, attraversate il Ponte dell’Arcobaleno…

(Autore ignoto)

Spero che Saccottino (nella foto) e tutti i nostri amici che nel tempo ci hanno lasciato possano essere davvero in quel meraviglioso prato...

venerdì 9 novembre 2007

Quando un cane "adotta" un bambino





Quando aspettavo il mio primo figlio, alcuni "amici" mi dicevano: "I tuoi cani adesso li dai via, vero? Sai, possono essere pericolosi per il bambino...". Io li guardavo incredula: ma come si fa ad allontanare i primi figli solo perchè ne è in arrivo un altro?!? Certo, Billy e Betta erano etichettati come "cani killer": due splendidi bull terrier, cinque e tre anni, forti, sia nel fisico che nel carattere, ma equilibrati e ben consapevoli del loro basso rango nella gerarchia familiare. Magari non facevano parte delle razze più adatte ai bambini, ma ero sicurissima che, con un po' di pazienza, sarei riuscita a farli convivere tranquillamente con il bambino che stava per nascere.

Mai e poi mai avrei immaginato quello che stava per succedere...

Al rientro a casa dopo la nascita di mio figlio Giulio lasciai la carrozzina fuori dalla porta di casa ed entrai da sola. I cani non mi avevano vista per quattro giorni e la loro gioia fu immensa, per poco non mi fecero cadere! Una volta che si furono tranquillizzati decisi che era arrivato il grande momento: farli incontrare con il neonato. Lo portai in casa in braccio e i cani, incuriositi, si alzarono sulle zampe posteriori per vedere meglio che cosa fosse quel fagottino. Proprio in quell’istante Giulio iniziò a piagnucolare, e la reazione di Betta fu sorprendente: si girò di scatto verso Billy e gli diede un morso sul muso! Lui indietreggiò intimorito, e Betta si mise tra lui e il bambino, ringhiando al suo compagno impedendogli di avvicinarsi al piccolo.

Anche in natura la cagna spesso e volentieri non permette ai maschi di toccare la propria prole, considerandoli un pericolo e una volta sicura che Billy non potesse nuocere al piccolo, lei lo annusò cautamente e gli leccò dolcemente le manine. Glielo feci fare senza paura perchè riconobbi nei suoi occhi il caratteristico sguardo dolce che le mamme riservano ai propri figli; Betta aveva proprio cambiato espressione: quasi sorrideva, aveva gli occhi pieni di amore... tutto a un tratto era diventata MAMMA!

E incredibile ma vero... il giorno dopo aveva le mammelle gonfie di latte! Il veterinario non aveva dubbi: Talmente forte era stata la sua emozione all'entrata del bimbo in famiglia che la cagna lo considerava suo figlio a tutti gli effetti, voleva accudirlo, proteggerlo, addirittura nutrirlo.

Addirittura, un giorno che appoggiai mio figlio sul letto, Betta ci salì, gli si sdraiò accanto nella tipica posizione da allattamento che assumono le cagne e gli offri le mammelle. Vi assicuro che se non lo avessi visto coi miei occhi non ci avrei creduto! Che tenerezza!

Nelle prime settimane di vita Giulio non poteva avere una tata più premurosa: ciotola e passeggiate diventarono di poca importanza, il centro del mondo di Betta divenne il bambino. Non si staccò da lui neanche per un minuto: dormiva solo ed esclusivamente sotto la culla, assisteva con attenzione all'allattamento, vegliava sul bagnetto. Insomma, gli fece da vice-mamma e guardia del corpo allo stesso momento! Guai a chi tentava di avvicinarsi alla carrozzina: lei, di solito buona con tutti, iniziò ad allontanare le persone in malomodo. Solo dietro il mio specifico permesso amici e parenti potevano prendere il bambino in braccio, ma sotto sua strettissima sorveglianza - e che sollievo per lei quando gli intrusi finalmente se ne andavano e Giulio tornava tutto suo!
Anche quando il bambino divenne più grandicello, la cagnetta rimase sempre protettiva e premurosa nei suoi confronti: in un litigio con un amichetto prendeva chiaramente le difese di Giulio e giochi troppo maneschi con lui non li gradiva per niente.
Ancora oggi che Betta ha oltre tredici anni riserva a "suo figlio" (che ormai ha dieci anni) lo stesso sguardo amorevole di una volta, solo che i ruoli ora si sono invertiti: ormai è Giulio a prendersi cura di lei!